Non perde il collocamento del figlio il genitore che trasferisce la propria residenza lontano da quella dell’altro coniuge

La Suprema Corte di Cassazione, con ordinanza n. 21054/22 del 1° luglio 2022, ha respinto il ricorso proposto da un padre contro il
trasferimento della ex moglie e del figlio da Bergamo a Bologna, affermando il principio secondo cui “Il coniuge separato che intenda trasferire la sua residenza lontano da quella dell’altro coniuge, non perde – per ciò solo – l’idoneità ad avere in affidamento i figli minori o ad esserne collocatario”.

Stop al mantenimento del figlio precario anche se perde il posto di lavoro

Il Tribunale di Bari, con sentenza n. 2602 del 29 giugno 2022, ha ribadito che – in tema di separazione o divorzio – debba escludersi il mantenimento del figlio maggiorenne quando quest’ultimo, anche se non ancora economicamente autosufficiente, abbia già svolto in passato un’attività lavorativa “così dimostrando il raggiungimento di un’adeguata capacità e determinando la cessazione del corrispondente obbligo di mantenimento da parte del genitore, atteso che non può avere rilievo il successivo abbandono
dell’attività lavorativa, che, se determina l’effetto di renderlo privo di sostentamento economico, non può far risorgere un obbligo di mantenimento i cui presupposti erano già venuti meno”.

Il detective scopre che l’ex moglie lavora, niente assegno divorzile in suo favore

È curioso il caso su cui si è pronunciato di recente il Tribunale di Napoli, con la sentenza n. 6249/2022 del 21 giugno 2022.
In un procedimento di divorzio, il giudice partenopeo non ha accolto la richiesta di assegno divorzile avanzata dalla moglie nei confronti del marito, avendo accertato, grazie a ben quattro mesi di pedinamenti svolti dal detective privato sguinzagliato dal coniuge, che la moglie lavorava come collaboratrice domestica.

Leggi la newsletter completa qui